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Words of Sustainability

Adattamento al cambiamento climatico

A cura di ESG News

Cos’è l’adattamento al cambiamento climatico

Il cambiamento climatico e i suoi drammatici  impatti sono sotto gli occhi di tutti. Nel 2024 l’aumento della temperatura media della Terra ha oltrepassato per la prima volta la soglia di 1,5 °C, indicata dall’Accordo di Parigi come il limite massimo oltre il quale i danni del riscaldamento globale diventano più gravi e difficili da contenere. Ogni ulteriore aumento, secondo la comunità scientifica, renderebbe più frequenti e intensi gli eventi estremi, con impatti crescenti su ecosistemi, economie e società.

Per strategie di adattamento al climate change si intendono tutte le azioni volte a rendere i territori e i sistemi naturali, sociali ed economici meno vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico. L’adattamento, quindi, non agisce direttamente sulle cause dell’aumento della temperatura, ma cerca di proteggere le infrastrutture esistenti dalle inevitabili conseguenze.

Il tempo di residenza dei gas serra in atmosfera è infatti molto lungo (quello della CO2, per esempio, è di 100 anni). Questo significa che, allo stato attuale, se anche tutti gli Stati rispettassero i propri impegni, il riscaldamento potrebbe raggiungere circa 2,8 °C entro fine secolo.  Gli sforzi di mitigazione restano quindi indispensabili, ma non appaiono sufficienti. E’ necessario rafforzare con urgenza le strategie di adattamento per contenere i rischi e gli impatti crescenti su ecosistemi, economie e società.

Per le imprese, adattarsi al cambiamento climatico significa valutare i rischi fisici, integrare la resilienza nella strategia, innovare prodotti e servizi e rafforzare la continuità operativa in un contesto sempre più instabile.

Le strategie che possono essere messe in campo partono dunque da un’attenta analisi dei propri rischi e includono, poi, la ricerca di colture agricole resistenti alla siccità, l’implementazione di barriere fisiche per proteggere le costruzioni, civili o industriali, dalle alluvioni, i sistemi di allerta precoce per gli uragani o per gli incendi fino ad arrivare ad aspetti finanziari come le coperture assicurative per i danni del meteo estremo.

Trattandosi di misure da adottare prevalentemente a livello locale, il coinvolgimento di amministrazioni e comunità è cruciale per il loro buon esito. Ciò non toglie che serva una regia sovranazionale, sia per garantire adeguati flussi finanziari (attualmente insufficienti) sia per rafforzare la disponibilità di dati, le valutazioni del rischio e la governance [1]. Da qui la scelta di sancire con l’Accordo di Parigi anche il Global Goal on Adaptation (GGA), che nei negoziati successivi, fino alla COP30 di Belém, ha visto avanzare il lavoro su indicatori comuni e impegni finanziari [2].

Lo sapevi che?

La Commissione europea nel 2021 ha varato [3] una strategia di adattamento che mira a rendere l’Unione europea pienamente resiliente agli impatti inevitabili dei cambiamenti climatici entro il 2050, lavorando sui tre piani della conoscenza, delle politiche e dell’implementazione delle azioni.

Lo European State of the Climate 2024 [4] descrive come particolarmente proattive le città europee, con 19mila azioni di adattamento nel 2022, rivolte principalmente ai settori dell’acqua (17%), degli edifici (13,6%), dell’ambiente (11,7%), del suolo (10,8%), dell’agricoltura (9,3%) e della salute (7,6%). Ormai più della metà delle città dell’Unione ha un piano di adattamento: un passo in avanti significativo rispetto al 26% del 2018. Anche l’Italia dispone di un piano nazionale, approvato a dicembre 2023 [5].

Ma per trasformare le strategie in risultati servono risorse adeguate. Uno studio [6] commissionato dall’Agenzia europea per il Clima, le Infrastrutture e l’Ambiente (CINEA) stima in circa 70 miliardi di euro l’anno fino al 2050 il fabbisogno di investimenti nell’adattamento da parte degli Stati membri. Nello specifico, circa 30 miliardi di euro sono necessari per le infrastrutture, 21 miliardi di euro per gli ecosistemi e 12 miliardi di euro per la sicurezza alimentare. Le cifre sono considerevoli ma è anche vero che, per gli attori pubblici e privati, investire nell’adattamento risulta vantaggioso anche in termini economici. Un’analisi su 320 casi in 12 Paesi riscontra che ogni dollaro speso possa generare oltre 10,5 dollari in benefici, con ritorni medi annui compresi tra il 20 e il 27% [7]

L’adattamento al cambiamento climatico per Angelini Industries

Per un gruppo industriale, adattarsi ai cambiamenti climatici significa dotarsi di strumenti e strategie per gestire gli impatti già visibili e quelli che potranno emergere nei prossimi anni, proteggendo attività, persone e filiere. Con questa consapevolezza, nel 2024 Angelini Industries ha realizzato il primo climate risk assessment di Gruppo, mappando le vulnerabilità legate ai rischi fisici – come eventi estremi o stress idrico – e ai rischi di transizione, così da orientare in modo più solido le scelte industriali e di investimento.

L’adattamento si traduce anche in scelte progettuali e operative. A partire dal 2024 Angelini Pharma ha integrato l’approccio del Life Cycle Assessment (LCA) nella propria strategia, ampliando l’analisi oltre le sole emissioni climalteranti. Sono stati valutati cinque prodotti strategici appartenenti a diverse aree terapeutiche lungo l’intero ciclo di vita – dalla produzione alla dismissione – per individuare gli impatti ambientali più rilevanti, tra cui consumi idrici, produzione di rifiuti e uso di risorse.  Nel 2025 l’azienda ha rafforzato questo percorso definendo un team di Eco-Design composto da nove diverse funzioni aziendali, con la responsabilità di introdurre logiche di progettazione sostenibile sui prodotti nuovi e modificati, al fine di ridurne l’impatto ambientale.

Fondamentale anche avviare partnership virtuose con la supply chain per individuare i rischi più significativi lungo la filiera e incentivare i fornitori ad integrare la sostenibilità nei loro business. In questo senso, Angelini Industries all’interno del proprio Piano ESG ha previsto dei target a livello di sustainable procurement, tra questi, l’impegno a valutare entro il 2027 più del 90% dei fornitori strategici secondo criteri ESG. Al 31.12.2025 il target ha già raggiunto il 66%.

In questa prospettiva, l’adattamento contribuisce a una strategia di sostenibilità che abbraccia ambiti diversi e interconnessi, con ricadute che si manifestano sia nel breve sia nel lungo termine, e che orienta l’evoluzione complessiva del Gruppo.

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