Ecosistemi responsabili e Partnership strategiche
Condividi
A cura di ESG News
“Ecosistemi responsabili” e “Partnership strategiche”: di cosa parliamo
Nessuna azienda opera mai da sola. La sua attività si sviluppa all’interno di una rete articolata di relazioni che comprende molteplici partner con cui collabora lungo la catena del valore. In questo sistema di interconnessioni, che generano veri e propri ecosistemi produttivi, creativi e di scambio di conoscenze, competenze e risorse, si concentrano molti degli impatti ambientali, sociali ed economici generati dall’attività aziendale. In questo scenario, la collaborazione tra diversi attori, quali aziende, fornitori, università, centri di ricerca, start-up, istituzioni e realtà del territorio, diventa una leva fondamentale per generare valore sostenibile nel lungo periodo.
Quando non sono episodiche, ma strutturate e continuative, le partnership strategiche consentono di integrare competenze, risorse e conoscenze diverse, di condividere rischi e incentivi per l’innovazione e di coordinare azioni lungo la catena del valore e tra settori differenti[1]. Attraverso queste collaborazioni, diventa possibile sviluppare soluzioni più resilienti e scalabili nel tempo, capaci di rispondere a problemi complessi in modo sistemico.
Collaborare in modo strategico implica un cambio di paradigma culturale. Significa superare approcci basati sulla protezione esclusiva del proprio patrimonio di competenze e riconoscere l’interdipendenza tra attori economici e sociali.
Anche le relazioni di filiera rappresentano una dimensione centrale della responsabilità d’impresa, come riconosciuto anche dalle principali organizzazioni internazionali che si occupano di politiche economiche e sociali, come l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico[2] e il World Economic Forum[3].
Parlare di ecosistemi responsabili significa, dunque, saper creare reti di relazioni con fornitori, partner commerciali, istituzioni universitarie ecc., che trasformino la value chain dell’azienda in un motore di innovazione sostenibile, incentivando comportamenti responsabili coerenti e standard condivisi.
Questa prospettiva è particolarmente rilevante di fronte a sfide sistemiche come il cambiamento climatico o la tutela dei diritti umani, che nessuna organizzazione può pensare di risolvere solo con le sue forze. Adottare policy solide e orientate alla responsabilità significa quindi non solo saper gestire i rischi, ma anche assumere un ruolo attivo nella generazione di impatti positivi, attraverso la collaborazione, lo scambio di conoscenze e l’innovazione condivisa.
Lo sapevi che?
Le principali organizzazioni internazionali riconoscono la collaborazione tra attori diversi come una condizione essenziale per affrontare sfide ambientali e sociali complesse. Le linee guida elaborate dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE)[1] e dalle agenzie delle Nazioni Unite[2] sottolineano come la gestione responsabile delle attività d’impresa richieda forme di cooperazione lungo le filiere e tra soggetti economici e sociali, soprattutto quando i problemi da affrontare superano i confini organizzativi e settoriali. Significativamente, l’obiettivo conclusivo dell’Agenda 2030 (Goal 17) prevede di “Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile”[3].
Guardando al nostro continente, il quadro normativo europeo ha rafforzato l’attenzione sulle responsabilità delle imprese lungo la catena del valore. La Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD)[4] introduce l’obbligo, per le grandi imprese (con 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato netto) di identificare, prevenire, mitigare e rendicontare gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente non solo nelle proprie attività, ma anche lungo le relazioni commerciali a monte e a valle. In questo senso, la CSDDD può essere letta come la traduzione in uno strumento giuridico vincolante di principi che anche l’OCSE promuove da anni[5]. Anche presentando il Green Deal europeo e la Tassonomia delle attività economiche eco-compatibili, le istituzioni europee sottolineano come la partnership pubblico-privato sia essenziale rispettivamente per accelerare la transizione ecologica e orientare i flussi finanziari verso attività sostenibili[6].
In Europa, accanto alla CSDDD, altri strumenti contribuiscono a ridefinire il concetto di responsabilità lungo gli ecosistemi produttivi. Ad esempio l’European Union Deforestation Regulation (EUDR), che impone requisiti stringenti di tracciabilità per specifiche materie prime e prodotti spesso ricollegati al disboscamento e al degrado forestale. Oppure il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), che prevede l’applicazione di una tassa sulle emissioni legate alla produzione di beni in Paesi in cui le regolamentazioni ambientali sono meno stringenti rispetto a quelle europee.
In Italia, l’integrazione di criteri ambientali nelle scelte di approvvigionamento è obbligatoria per la Pubblica Amministrazione, tenuta a rispettare i Criteri Ambientali Minimi (CAM). Per le imprese private, invece, il sustainable procurement non è imposto da uno standard unico, ma è orientato da riferimenti volontari internazionali, come le già citate linee guida OCSE, e su cui si concentra l’attenzione dalle agenzie di rating ESG. Infatti, in questo senso, le imprese che dimostrano di adottare strategie di approvvigionamento sostenibile o di migliorare le performance di sostenibilità della propria supply chain sono premiate proprio dalle agenzie di rating e spesso riconosciute come esempi virtuosi dai propri stakeholder.
[1] https://www.oecd.org/en/topics/responsible-business-conduct.html
[2] https://www.ilo.org/responsible-business-conduct
[3] https://unric.org/it/obiettivo-17-rafforzare-i-mezzi-di-attuazione-e-rinnovare-il-partenariato-mondiale-per-lo-sviluppo-sostenibile/
[4] https://commission.europa.eu/business-economy-euro/doing-business-eu/sustainability-due-diligence-responsible-business/corporate-sustainability-due-diligence_en
[5] https://www.oecd.org/en/publications/oecd-due-diligence-guidance-for-responsible-business-conduct_15f5f4b3-en.html
[6] https://finance.ec.europa.eu/sustainable-finance/overview-sustainable-finance_en
Il contributo di Angelini Industries
Gli ecosistemi responsabili sono uno dei pilastri del Piano ESG 2024–2026 di Angelini Industries, che in tale ambito si pone l’obiettivo di consolidare partnership strategiche con fornitori, imprese e università per incentivare un cambiamento sistemico su temi chiave di sostenibilità.
Con riferimento alla supply chain, sono diverse le azioni già poste in essere, come ad esempio: la definizione di un Codice di condotta fornitori che integra aspetti ESG, a cui sarà sottoposto più del 90% dei fornitori strategici entro il 2026; la selezione dei fornitori attraverso un’attenta analisi di parametri qualitativi e quantitativi e piattaforme ESG accreditate; i sistemi di Risk Management per prevenire il verificarsi di rischi potenzialmente impattanti sulla catena di fornitura; la formazione sull’approvvigionamento sostenibile erogata annualmente ai buyer.
Per Angelini Industries, parlare di ecosistemi responsabili significa anche progetti di collaborazione con università finalizzati allo sviluppo di competenze e alla condivisione di conoscenze. In questo percorso, Angelini Academy svolge un ruolo centrale coordinando collaborazioni strutturate con Università e Business School italiane e internazionali. Attraverso attività di formazione, ricerca e sperimentazione aperte alla comunità educativa e ai territori di riferimento, il Gruppo investe sul dialogo tra mondi diversi e sul coinvolgimento delle nuove generazioni: dai programmi con le scuole superiori agli hackathon e ai partenariati con il mondo accademico e scientifico, anche in ambito europeo.
Il Gruppo aderisce, inoltre, a importanti organizzazioni internazionali, come, ad esempio l’UNGC (United Nations Global Compact), impegnandosi a rispettarne i 10 principi fondamentali, relativi a: diritti umani, standard lavorativi, tutela dell’ambiente e lotta alla corruzione. A livello nazionale, tra le diverse partnership attive, si segnala quella tra Angelini Pharma e Valore D, partner ampiamente riconosciuto a livello italiano nella promozione dell’equità di genere all’interno delle organizzazioni, che ha consentito alla società del Gruppo di costruire un network di confronto e crescita con le altre aziende, condividendo best practice e opportunità formative.
La costruzione di relazioni di lungo periodo con partner strategici, finalizzate al miglioramento della sostenibilità dell’intera filiera, rappresenta infine una leva importante anche per agire sugli impatti ambientali legati al cambiamento climatico, a partire dalla riduzione delle emissioni di gas serra.