Cambiamento climatico | Mitigation
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Cos’è la mitigazione del cambiamento climatico
Il cambiamento climatico è causato principalmente dalle attività umane[1]. È questa la conclusione a cui è giunto oltre il 97% degli studi scientifici pubblicati su riviste accademiche[2], nonché le principali istituzioni scientifiche internazionali, tra cui il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) e la NASA. L’aumento delle emissioni di gas serra iniziato con la Rivoluzione Industriale – in particolare biossido di carbonio (CO₂) e metano (CH4), dovuto all’uso dei combustibili fossili, ai processi industriali, all’agricoltura intensiva e ai cambiamenti nell’uso del suolo – ha già prodotto un riscaldamento misurabile della superficie terrestre e degli oceani, con impatti crescenti e sempre più evidenti, su ecosistemi e società.
La mitigazione del cambiamento climatico comprende tutte le azioni volte a ridurre le emissioni climalteranti, limitando l’accumulo di gas serra in atmosfera e rallentando l’aumento della temperatura globale. Non si tratta solo di interventi puntuali messi in campo dalla singola azienda o Paese, bensì di una trasformazione strutturale del modello economico e produttivo che coinvolge l’energia (con la transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili), la mobilità (da elettrificare progressivamente), i processi industriali (da decarbonizzare e improntare verso la circolarità). A questo si affianca la tutela e il ripristino degli ecosistemi naturali, fondamentali per l’assorbimento della CO₂.
In questa prospettiva, la mitigazione non è solo una risposta a un’emergenza, ma una leva di innovazione tecnologica, industriale e sociale, capace di ridisegnare interi settori dell’economia.
Lo sapevi che?
L’Accordo di Parigi sul clima, firmato nel 2015, impegna le 194 Parti[3] (Stati nazionali e Unione europea) a contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, puntando a limitarlo il più possibile a 1,5 °C.
Per raggiungere questo obiettivo, gli Stati sono tenuti a definire e aggiornare periodicamente Piani nazionali di riduzione delle emissioni, le cosiddette Nationally Determined Contributions (NDC).
Tuttavia, gli impegni assunti finora non sono sufficienti a mantenere il riscaldamento entro la soglia considerata di sicurezza dalla comunità scientifica. Anche se tutti i piani attualmente presentati venissero pienamente rispettati, l’aumento della temperatura globale a fine secolo sarebbe compreso tra 2,3 e 2,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali[4]. Il rapporto Global Climate Highlights 2025[5] conferma che gli ultimi tre anni sono stati i più caldi mai registrati e che la media del triennio 2023-2025 ha superato gli 1,5 °C: è la prima volta che accade.
Ciò non significa che gli obiettivi di Parigi siano già falliti, poiché essi si riferiscono a una media di lungo periodo e, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), oggi esistono già gli strumenti per ridurre drasticamente le emissioni. Le tecnologie low-carbon sono mature e le fonti rinnovabili hanno raggiunto costi competitivi. I dati del centro studi Ember[6] mostrano che nel 2025 il solare è cresciuto più di qualsiasi altra fonte di elettricità e che la nuova capacità rinnovabile installata nell’arco dell’anno ha raggiunto circa 793 GW. Solare ed eolico hanno coperto il 17,6% della produzione elettrica globale, portando la quota complessiva delle fonti low-carbon al 43%.
Oltre ai Piani nazionali di riduzione delle emissioni che gli Stati devono definire ed aggiornare periodicamente, un contributo importante per la decarbonizzazione può arrivare anche dalle aziende, attraverso l’adozione di obiettivi SBTi (Science Based Targets Initiative)[7], recentemente aggiornati con criteri più stringenti. In sostanza: l’Accordo di Parigi indica di quanto deve scendere il riscaldamento globale e gli SBTi evidenziano il contributo che può fornire l’azienda per essere allineata alla traiettoria di decarbonizzazione globale.
La mitigazione del cambiamento climatico per Angelini Industries
Il primo passo per ridurre gli impatti ambientali connessi al cambiamento climatico è conoscere la propria impronta climatica. Il Gruppo da anni misura le proprie emissioni carboniche, che nel 2025 sono state completamente oggetto di assurance (Scope 1, Scope 2, Scope 3 sull’intero Gruppo): un passaggio che ha permesso di identificare in modo puntuale le emissioni generate e le possibili soluzioni strategiche.
Angelini Industries si è impegnata a ridurre le proprie emissioni GHG al 2030, in linea con l’Accordo di Parigi. In particolare, Angelini Pharma ha validato una traiettoria di decarbonizzazione al 2030 che prevede una riduzione del 42% dello Scope 1 + Scope 2 e una riduzione del -25% dello Scope 3. Già nel corso del 2025, le emissioni Scope 1 + Scope 2 del Gruppo sono diminuite significativamente (-25%) rispetto al 2024.
Questo risultato è stato possibile grazie ad una serie di iniziative condotte, tra le quali acquisti di energia elettrica rinnovabile certificata in tutti gli stabilimenti italiani e su alcuni siti esteri, autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e installazione di colonnine di ricarica per favorire la mobilità sostenibile.
A livello di Gruppo, si segnala anche l’importante risultato di decarbonizzazione raggiunto da Fater che ha sottoscritto target Sbti (attualmente in corso di revisione) e che nel FY 2024/2025 ha ridotto la carbon footprint complessiva del 15% rispetto alla baseline del FY 2020/2021, grazie all’integrazione della sostenibilità ambientale nel processo di innovazione dei prodotti.
Nel loro insieme, queste azioni restituiscono una visione della mitigazione come processo strutturato e continuo che unisce rigore scientifico, soluzioni tecnologiche e scelte industriali orientate al futuro. Scelte che non restano confinate all’operatività interna, ma producono effetti concreti anche sui territori e sulle comunità in cui l’azienda è presente.
[1] https://science.nasa.gov/climate-change/scientific-consensus/
[2] La percentuale del 97% deriva da un’analisi di circa 12.000 articoli scientifici sul clima pubblicati tra il 1991 e il 2011. Studi successivi hanno confermato un consenso analogo o ancora più elevato, superiore anche al 99%.
Fonte: J. Cook et al., Quantifying the consensus on anthropogenic global warming in the scientific literature, Environmental Research Letters, 2013; J. Cook et al., 2016; M. Lynas et al., Greater than 99% consensus on human-caused climate change, Environmental Research Letters, 2021.
[3] Nazioni Unite, stato di firma e ratifica dell’Accordo di Parigi sul clima: https://treaties.un.org/pages/viewdetails.aspx?src=treaty&mtdsg_no=xxvii-7-d&chapter=27&clang=_en
[4] https://www.unep.org/resources/emissions-gap-report-2025
[5] https://climate.copernicus.eu/global-climate-highlights-2025
[6] https://ember-energy.org/latest-insights/highlights-of-the-global-energy-transition-in-2025/